DESS

Distretto di Economia Sociale e Solidale Bergamasco

Che cos’è l’Economia Sociale e Solidale?

L’Economia Sociale e Solidale (ESS), è intesa come l’attività economica, sociale e culturale, fondata sui principi di equità e coesione sociale, di solidarietà e cooperazione, di sostenibilità ambientale ed energetica e finalizzata in particolare alla valorizzazione delle relazioni tra produttori e consumatori, al rispetto della persona, all’equa ripartizione delle risorse ed alla cura del bene paesaggistico e ambientale, le cui attività si ispirano a modelli partecipativi e di democrazia dei processi produttivi, alla tutela ambientale, alla gestione efficace dei beni comuni e prediligono strumenti di finanza mutualistica e solidale, sviluppano pratiche di consumo consapevole e responsabile.

Cosa fa il DessBg?

Il DESS opera per essere la casa dell’Economia Sociale e Solidale bergamasca, per darle voce, forza e rappresentatività e per aiutare il nostro territorio a premiare la vocazione per un modello di sviluppo economico sostenibile. Si propone di farlo nella valorizzazione di ciò che esiste, delle competenze di ciascuno, promuovendo un clima collaborativo, proponendo e stimolando una forte elaborazione culturale e propositiva volta al cambiamento concreto della realtà socio-economica del nostro territorio.

 

Chi può aderire al DessBg?

Possono aderire al DESS in qualità di soci: persone fisiche e giuridiche, associazioni, enti locali, realtà del terzo settore, distretti sub provinciali, Gruppi di Acqui-sto Solidale (GAS), Comunità di Supporto all’Agricoltura (CSA), “Banche del Tempo”, organizzazioni operanti nel campo della finanza etica, mutualistica e solidale, del mutualismo e del commercio equo e solidale, scuole, sindacati e asso-ciazioni di categoria, rappresentanti delle Camere di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura, imprese sociali di cui all’art. 1 del D.Lgs. 112/2017 e le cooperative sociali di cui alla legge 381/1991, realtà economiche che si riconoscono nei valori e praticano gli obiettivi dell’Economia Sociale e Solidale espressi in questo documento e nella Carta dei Principi.

Perché oggi il DESSBG?

Il DESS (Distretto di Economia Sociale Solidale) di Bergamo nasce in una fase storica in cui le molteplici crisi che si sono susseguite negli ultimi dieci anni hanno generato mutazioni traumatiche attraversando in profondità anche i sistemi territoriali apparentemente meno fragili come il nostro: la crescente disoccupazione, l’insicurezza sociale, la polarizzazione estrema dei redditi delle famiglie hanno deteriorato le relazioni economiche, sociali e culturali.

Su queste crisi si è innestata quella drammatica della pandemia che, proprio nella bergamasca, oltre al suo carico di lutti, ha aggravato condizioni diffuse di solitudini e di povertà.

In questa fase, se da un lato sono emersi sotto gli occhi di tutti i limiti e i rischi insiti in un’economia indifferente a valori diversi dal profitto, gli allarmi della crisi climatica e delle disuguaglianze, dall’altra sono stati messi in luce la resilienza e le potenzialità delle nostre comunità.

Esperienze già radicate, fondate su modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio ambientalmente e socialmente sostenibili, hanno assunto visibilità, hanno fatto emergere la necessità che al centro dei processi economici ci siano democrazia, equità, eticità, solidarietà e cura dell’ambiente. In una parola hanno restituito centralità alla persona e alla partecipazione sociale in stretta relazione con il territorio. Sono le strade che l’esperienza cooperativa sta percorrendo da oltre 150 anni, che l’Economia Sociale Solidale a Bergamo e in tutta Italia - ma anche in Europa e nel mondo - sta pure percorrendo con una storia più recente, testimoniando l’impegno per la costruzione di un modello economico diverso rispetto alla “ricetta intoccabile” dell’economia di mercato capitalistica: un modello che sia in grado di interpretare, suscitare e sostenere un’idea forte di società fatta di relazioni, di volti, di uomini e donne appassionate al “bene comune” e all’ambiente, che coniughi il rapporto con il territorio in termini di “comunità” di persone e biodiversità, in un approccio che sottometta l’economia alla costruzione del “buen vivir”.

 

Il legislatore nazionale e regionale ha già dato riconoscimento ad alcuni profili di questo modello di economia, dai quali siamo partiti per definire i contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare presentata in Lombardia nel 2019 che, nel riconoscere l’Economia Sociale e Solidale (ESS), punta all’istituzione dei Distretti dell’Economia Sociale e Solidale (DESS).

La proposta mira a colmare un vuoto istituzionale, attraverso il riconoscimento dell’ESS da parte del Consiglio e della Giunta Regionale come un settore trasver-sale dell’economia ritenuto necessario allo sviluppo del territorio e l’impegno a promuovere interventi per valorizzare questa forma di economia che ha fatto della sostenibilità ambientale, della giustizia sociale e della democrazia economi-ca la sua bandiera, fondata sui valori dell'equità, della centralità della persona e della partecipazione sociale in stretta relazione con il territorio. Per l’elaborazi-one del testo della proposta di legge e per la raccolta delle firme necessarie alla sua presentazione si sono mobilitate molte componenti dell’ESS a livello regiona-le: associazioni del settore, reti di economia solidale regionali, attori del terzo settore e del mondo cooperativo.

L’intento era ed è, quello di promuovere processi virtuosi e trasformativi, che possano produrre partecipazione diffusa e cittadinanza attiva, in un progetto comune, alimentando energie e risorse di tutte le componenti coinvolte: quelle dell’economia sociale, dell’economia solidale, ma anche quelle che animano le amministrazioni pubbliche, affinché possano essere tradotte in politiche pubbli-che locali e regionali. In questo processo le reti e le associazioni bergamasche hanno avuto un ruolo propositivo e trainante che ora intende proseguire in due direzioni: nell’impegno, perché siano trovati i giusti canali per accelerare l’iter dell’approvazione della legge; nella quotidianità delle pratiche locali, che - proprio anticipando quanto previsto nell’art. 6 della proposta di legge - possano dare vita al DESS bergamasco.

Le prospettive

Anche in bergamasca, come in altri luoghi, l’Economia Sociale e Solidale è andata crescendo per sedimentazioni successive, a partire dal primo ceppo solido delle economie e delle organizzazioni sociali e cooperativistiche radicate soprattutto nel solidarismo cattolico e nel mutualismo laico che hanno le loro radici nella seconda metà dell’800 sul quale si sono innestate le associazioni che hanno contribuito alla ricostruzione a partire dal secondo dopoguerra.

Ancora, su queste, le esperienze dei movimenti sociali degli anni ’70 e ’80, molte delle quali hanno poi dato vita nei due decenni successivi allo sviluppo del Terzo settore e della cooperazione sociale. L’evoluzione, soprattutto a cura della cooperazione sociale in agricoltura, verso pratiche produttive realizzate secondo i principi del biologico si è saldata con una successiva ondata partecipativa, che ha visto lo sviluppo della rete del Commercio Equo e Solidale, articolata nella rete delle Botteghe legate al circuito nazionale CTM e nella rete collegata ad ambienti missionari. L’impegno verso un consumo critico avvia la nascita di organismi e pratiche solidali collegate alla stagione intensa dei movimenti per una globalizzazione alternativa. È il tempo della nascita dei primi Gruppi di Acquisto Solidale (2002) e dell’impegno nelle pratiche di consumo critico di network come la Rete Lilliput.

E’ la crisi globale tra il 2007 e il 2011, che crea le condizioni e la spinta per la costituzione della rete di Cittadinanza Sostenibile, il principale contenitore che tenta di coordinare l’arcipelago di organizzazioni e gruppi affiancato poi, a partire dal 2014, dalla costituzione del Bio-Distretto dell’Agricoltura Sociale bergamasca.

Abbiamo voluto, in sintesi, ricostruire il percorso e l’immagine di un arcipelago di pratiche sociali, orientamenti collettivi che potremmo definire di civismo critico e intrecciati con le culture della sostenibilità, caratterizzato da pratiche sociali ed economiche collocate a cavallo tra mercato e movimenti sociali e organizzate in reti. Queste attualmente vivono soprattutto grazie a uno straordinario sforzo di volontariato che le alimenta di valori, ma che non può garantire loro continuità e solidità strutturale e che dunque finisce con il limitare la loro efficacia e la loro capacità di moltiplicazione. Se a questo si aggiunge la scarsità di risorse economiche, di scarsi investimenti in comunicazione, in logistica e servizi rispetto al mercato e ai consumatori, ben si comprende come sia urgente operare per il consolidamento e lo sviluppo di reti di cooperazione e coordinamento tra soggetti attivi nell’ambito dell’Economia Sociale e Solidale.

La costituzione del Distretto dell’Economia Sociale e Solidale bergamasco vuol diventare l’occasione di un salto di qualità per avere uno strumento e un contenitore capace di operare per l’obiettivo, certo ambizioso, che ci siamo proposti e per il quale, allo stesso tempo, abbiamo ricevuto credito.

I promotori

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