Scriviamo questa lettera per dare voce a chi, sul territorio, si sta preoccupando di tutelare l’ambiente naturale e di garantire a tutti il diritto di godere di spazi sani e vivibili.
Finalmente leggiamo una risposta dagli uffici della Provincia riguardo al progetto della cosiddetta Paladina-Sedrina, un’opera che finora è stata caratterizzata da un sostanziale silenzio da parte di questa istituzione, fatta eccezione per alcune rassicurazioni verbali sulla difficoltà di reperire i fondi necessari per realizzarla, alle quali non abbiamo mai dato molto credito.
Le affermazioni del funzionario della Provincia ci sorprendono per vari motivi. In primo luogo, da tempo auspichiamo una presentazione pubblica del progetto, non limitata alla valle, dove i sindaci spesso sono mossi da interessi locali, bensì sul territorio dove l’opera è prevista. Invece, l’unica presentazione si è svolta a settembre 2024, a porte chiuse, rivolta esclusivamente a sindaci e amministratori. La popolazione locale, che sarà direttamente interessata dal progetto, è stata esclusa da un confronto pubblico e continua a sapere pochissimo di un’opera che andrà a incidere in modo devastante sul territorio. È evidente che non è questo ciò che la cittadinanza e le associazioni, che rappresentano un interesse diffuso, richiedono. L’articolo 97 della Costituzione italiana sancisce il principio di efficienza e imparzialità della pubblica amministrazione, che implica anche la necessità di garantire trasparenza nelle decisioni e un adeguato coinvolgimento dei cittadini. La grande affluenza registrata al convegno del 15 novembre ad Astino, organizzato da associazioni e gruppi locali e dedicato a infrastrutture e paesaggio, è una testimonianza di quanto la comunità sia pronta a partecipare e a farsi sentire.
Il secondo motivo di stupore rispetto alle affermazioni del dirigente riguarda la sua garanzia sulle “approfondite analisi” delle possibili alternative. Possiamo visionarle? Se questi studi sono stati effettivamente condotti, chiediamo semplicemente di poterli esaminare e di essere adeguatamente informati. Fino ad ora, i documenti disponibili liquidano le alternative in poche righe, dichiarando solo che non sono realizzabili, senza fornire alcuna spiegazione tecnica approfondita, indispensabile per consentire di svolgere una reale Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), con una analisi accurata e comparativa delle diverse opzioni progettuali.
Allargando lo sguardo sull’intero territorio, emerge chiaramente una carenza nella capacità programmatoria e progettuale, dovuta in gran parte alla riduzione del personale tecnico negli enti preposti (in questo caso la Provincia), che negli anni sono diventati più strutture burocratiche che attori decisionali. Oggi, infatti, delegano le scelte all’esterno senza mai attivare un processo di valutazione delle diverse opzioni progettuali. Riteniamo che l’intervento nel Parco dei Colli e la costruzione di una galleria da milioni di euro non possano essere visti come l’unica soluzione. Fino ad oggi, gli enti locali e sovracomunali si sono troppo ancorati a questa proposta, spinti dalla fretta di trovare una risposta, senza considerare che un’opera di questa portata richiede almeno 15-20 anni per diventare realtà.
Infine, una considerazione fondamentale: il mondo è cambiato rapidamente e l’emergenza climatica non può essere ignorata, né si può continuare a intervenire senza una pianificazione territoriale. Al contempo, però, sono cambiate anche le possibilità di alternative al trasporto su gomma. Nei giorni scorsi, sull’Eco di Bergamo, si è trattato il problema della congestione del traffico in diverse zone della provincia, comprese quelle in cui sono state realizzate opere viabilistiche recenti. Questo dimostra ancora una volta che la costruzione di nuove strade non è la soluzione ai problemi di traffico. Perché continuare su una opzione costosa, lunga da realizzare e che spesso non ha risolto i problemi, quando possiamo pensare a soluzioni più sostenibili? Perché non esplorare alternative come il potenziamento del trasporto pubblico, il trasporto collettivo privato organizzato, la ciclabilità e il prolungamento del trasporto su ferro, che potrebbero non solo risolvere i problemi di congestione, ma anche ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita nella nostra provincia? E se proprio di strade vogliamo parlare, che si lavori seriamente su una riqualificazione dell’esistente, realizzabile a doppia corsia per senso di marcia, a lotti e in tempi assai più brevi in modo da essere veramente utile a chi trascorre ore bloccato nel traffico.
Ci auguriamo che queste riflessioni possano aprire un dibattito pubblico serio e profondo, che non si limiti a una mera giustificazione di scelte già fatte, ma che consideri veramente il bene comune e le reali necessità del territorio.
Legambiente Bergamo APS
Italia Nostra sezione di Bergamo