Cara Lega, caro PD: sì a valutare, no a concentrare gli impatti delle logistiche

Le principali forze politiche in Regione Lombardia (Lega e PD) hanno recentemente manifestato un inatteso entusiasmo ambientalista. Si sono così allineate nel giro di pochi giorni sia una mozione contro l’indiscriminato consumo di suolo a causa delle logistiche (promossa dalla Lega di Salvini) e un forum pubblico via web sullo stesso tema (organizzato dal PD regionale). La mozione di cui sopra è stata peraltro già votata in Consiglio Regionale la settimana scorsa.

Ne prendiamo atto con sentimenti positivi, ma anche un po’ sorpresi, stanti gli anni in cui le medesime preoccupazioni, più volte ribadite dalle associazioni ambientaliste, erano rimaste di fatto inascoltate. Comunque la novità è certamente positiva. Speriamo che questa sensibilità ambientale non sia effimera e produca viceversa effettivi concreti e veloci. In questi anni di distrazione, molti danni all’ambiente, al paesaggio e alle condizioni di vita di centinaia di migliaia di cittadini sono ormai diventati realtà. Per offrire un dato, in soli tre anni all’interno del cosiddetto Quadrilatero della logistica (Cortenuova, Cividate a Piano, Calcio e Covo) la logistica ha in pratica determinato l’avvento di un quinto comune, che occuperà una superficie di 1’600’000 mq, pari cioè al suolo edificato di Cividate oppure Calcio, rammentando che tali comuni hanno impiegato oltre duemila anni per estendersi alla situazione attuale.

E’ possibile avanzare sommessamente qualche suggerimento? Nell’ottica di favorire questi recenti propositi della politica lombarda volti a rendere la nostra Regione più vivibile e sostenibile, siamo senz’altro ben disposti a condividere alcuni degli aspetti più gravi della questione logistica che abbiamo sperimentato con mano in questi anni. Ci soffermiamo qui su due in particolare, che sono emersi nel dibattito di questa settimana: la questione della valutazione degli impatti della logistica e il principio della equa ripartizione delle ricadute negative.

Sulla valutazione degli impatti. Chiediamo sentitamente che la politica avvii e sostenga una radicale revisione, a livello regionale, dell’attuale prassi di escludere da Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) i nuovi insediamenti logistici da parte delle nostre Province. Questa prassi è in larga misura agevolata da una normativa Regionale a maglie larghissime, che le imprese realizzatrici evitano in grande tranquillità offrendo agli uffici delle nostre Province banali studi di parte (detti di scoping) largamente copia-incollati l’uno dall’altro. Un esito clamoroso di tutto ciò, è ad esempio quello occorso nel suddetto “quadrilatero della logistica” ove nessuno dei 5 insediamenti logistici recentemente autorizzati è stato sottoposto ad una VIA, e pertanto nessuno (in tutta la provincia di Bergamo) tra enti amministrativi e cittadini conosce gli impatti cumulativi di traffico, inquinamento, sanitari, di frammentazione ecologica e paesaggistici attesi per quest’area.

Sempre in tema valutazione degli impatti, chiediamo altrettanto sentitamente che sia rapidamente rimosso, a livello di normativa nazionale, l’imposta fissa di 650 euro attualmente estesa anche alle forze ambientaliste per ogni atto depositato in un ricorso al TAR. Nello specifico delle sistematiche esclusioni da VIA per gli insediamenti logistici, ciò sta costringendo cittadini preoccupati e associazioni ambientaliste ad autotassarsi, a livelli inaccettabili, per finanziare ricorsi al TAR ed ottenere l’applicazione di VIA per tali insediamenti. Laddove si concentra un’attività produttiva in modo invasivo, dovrebbe essere di norma la pubblica amministrazione a procedere con prudenza, per garantire che alcuni parametri della qualità della vita umana, dell’ambiente e del paesaggio siano preservati. Che viceversa, debbano essere cittadini e associazioni di volontariato a ricorrere, peraltro a caro prezzo, contro la pubblica amministrazione per tutelare, non interessi personali ma un bene comune e un interesse della collettività, è paradossale ed antidemocratico. E’ una inversione del ruolo dello Stato nella tutela di diritti costituzionali.

Sul tema della equa ripartizione dei danni. Nel dibattito di questi giorni è stato anche veicolato un principio opposto a quello che secondo noi dovrebbe sovrintendere alla logica naturale della sostenibilità ambientale, e cioè che ogni territorio sopporti anche le conseguenze negative delle sue eventuali scelte anti-ambientaliste. Al contrario, alcuni hanno avanzato un principio opposto, cioè che la pianificazione del problema del consumo di suolo e degli impatti delle logistiche debba risolversi concentrando gli insediamenti in luoghi ben individuati e circoscritti, distretti della logistica. Vorremmo fin da subito dissentire con nettezza.

Capiamo che tale soluzione sia semplice (per chi pianifica), comoda (per chi non ci vive) ed economicamente vantaggiosa (per gli investitori). Vorremmo tuttavia evidenziare che queste tre caratteristiche hanno guidato tutte le scelte che oggi hanno portato la nostra Terra alle soglie di una irreversibile insostenibilità. A livello globale queste tre caratteristiche sono coincise nei vertici economici e politici delle economie più forti, i quali hanno pertanto avviato un processo di comoda e conveniente globalizzazione e delocalizzazione produttiva, con distretti specializzati negli angoli del mondo, processioni di container giganteschi che solcano quotidianamente gli oceani, e reti logistiche sempre più imponenti e invasive per consegnare a Vienna le bistecche argentine, a Milano pompelmi dell’Equador, a Miami scarpe di jogging prodotte in Malesia, e così via. Fortunatamente, le gravi criticità di questo modo di guidare le scelte economiche e produttive sono state evidenziate, comprese e deprecate a livello scientifico e in molti vertici politici e ormai anche imprenditoriali.

Osserviamo invece un forte ritardo culturale ai livelli della politica e della amministrazione locali, e purtroppo un po’ anche nel dibattito dei giorni scorsi. Eppure anche a livello locale si giocano importanti partite di sostenibilità. Quella di distribuire equamente nel territorio le attività a forte impatto ambientale è senz’altro una e forse la più importante. Pianificare, al contrario, che alcuni luoghi facciano da ricettacolo delle ricadute negative e che altri ne raccolgano i benefici è immediatamente discriminatorio. Con riferimento alla nostra Regione, l’estrema antropizzazione ormai ampiamente compiuta, impedisce di individuare luoghi palesemente di “serie B”, dove cioè si possa concludere che consumo di suolo, incremento di traffico e inquinamento rappresentino un costo “accettabile”. Quali potrebbero essere, ad esempio, questi luoghi “dedicati”? Magari la pianura padana agricola, il cui suolo è così comodo da aggredire e conveniente da acquisire e consumare? Non c’è bellezza da preservare, ecologia da tutelare per la sostenibilità della Lombardia, ad esempio nei luoghi attraversati dalla Brebemi? Non ci vivono persone che amano la propria terra in quei luoghi? Ebbene, queste domande portano ad una inequivocabile conclusione: non esistono aree di serie B, tantomeno cittadini lombardi di serie B.

Evitare la distrettualizzazione della logistica, distribuendo equamente consumo di suolo, aumento del traffico e le altre ricadute positive e negative richiederà certamente maggiore attenzione e competenza da parte dei nostri amministratori, costi maggiori agli investitori e infine anche prezzi un po’ alti ai consumatori. Ma crediamo anche che se non si sceglierà questa strada, continueremo ad avere cittadini, politici, amministratori e imprese che non subiranno le conseguenze per consumi, scelte e investimenti dannosi e insostenibili, che non percepiranno mai il senso del limite alla crescita. Che invece c’è, purtroppo.

Allo scopo di conseguire un’equa ripartizione dei carichi ambientali e sociali, ci pare necessario che le Province e i loro uffici urbanistici e ambientali siano ripotenziati nelle dotazioni e nelle attribuzioni. Questo aiuterebbe immediatamente i Sindaci a valutare gli impatti delle proprie scelte con una visione competente, tecnologica e dotata di un raggio un bel po’ maggiore al singolo Comune. Magari quello di Area Vasta. Viceversa, fino ad oggi, i Sindaci sono stati lasciati soli negli incontri con le imprese proponenti, in chiare situazioni di svantaggio culturale ed economico, senza alcun sostegno tecnico, privi di strumenti e, come si diceva sopra, privi anche delle valutazione di impatto ambientale. E i Sindaci da soli hanno accettato tutte le proposte pervenute, preoccupandosi al più del proprio territorio e dei propri cittadini, coerentemente all’estensione del loro mandato. In questo modo le imprese proponenti sono penetrate come una lama nel burro laddove ovviamente le opportunità sono state comode, facili e poco costose: intorno alla Brebemi, nel Lodigiano, nel Pavese. I distretti della logistica sono quindi già una realtà, che per la precedenti ragioni non vanno ampliati. E la misera prassi decisionale limitata ai singoli sindaci utilizzata finora andrebbe radicalmente sostituita da regole nuove, con tavoli di regia efficienti, ben istruiti e partecipati dagli enti territoriali cointeressati, e dotati di obiettivi e criteri di parsimonia, equilibrio e commisurazione alle necessità locali e della nostra Regione. Peraltro, stante il ruolo di vigilanza e tutela ambientale garantito in questi anni su tutto il territorio lombardo, anche in vece di organi istituzionali preposti, gioverebbe prevedere l’inclusione delle associazioni ambientaliste competenti per territorio tra gli enti regolarmente invitati.

Questa proposta contiene potenzialità importanti. Essa consentirebbe, ad esempio, che quei tavoli determinino dei “no” a nuovi impianti, quando i parametri di sostenibilità sono raggiunti o superati. In altri casi, quei tavoli addebiterebbero ai proponenti dei nuovi insediamenti produttivi i costi ben valutati delle ricadute ambientali e sociali, in relazione a quanto il mercato potenziale esuberasse i fabbisogni di un’area vasta, di una Provincia o della nostra Regione. I proventi così determinati potranno essere redistribuiti su base locale per compensare le aree che subiscono le ricadute ambientali e sociali più pesanti. Sono valutazioni difficili e anche faticose. Richiederanno a Regione, Province e Comuni di dialogare molto di più di quanto sia stato finora. Ma sono cose possibili. Esattamente come lo è realizzare l’obiettivo di un mondo sostenibile.

 Paolo Falbo

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